Come l’ulivo, anche il fico arriva nel Cilento con i coloni greci che qui fondarono diverse città, e come l’ulivo ben presto ne connota il territorio dal punto di vista paesaggistico, economico e culturale. Nell’epoca dell’occupazione romana, i fi chi essiccati erano comunemente utilizzati come base alimentare della manodopera impiegata nei lavori dei campi, come testimoniano le citazioni di Catone e poi di Varrone che lo chiamano il “pane dei poveri”. Dalla fi ne del 1400 in poi, invece, i fi chi secchi vengono prodotti e commercializzati come alimento di pregio da consumarsi nei periodi di festa in special modo a Natale. Il bianco del Cilento è un fi co che nei secoli si è selezionato e diffuso solo nel Cilento a partire dalla cultivar “Dottato”, pregiata varietà di fico coltivata in tutto il Mezzogiorno. L’eccellenza organolettica (consistenza pastosa, gusto molto dolce e colore giallo ambrato) deriva da diversi fattori. Innanzitutto la varietà superlativa del frutto, poi le condizioni microclimatiche ideali del Cilento e non ultimo le tecniche di coltivazione, essiccazione e lavorazione del prodotto tipiche ed esclusive dell’agricoltura cilentana, nelle cui strutture il fi co gode di un’attenzione particolare. Il fi co bianco del Cilento viene lavorato in diversi modi (al forno, farcito in varie guise), ma la tecnica più antica e tradizionale è senza dubbio l’essiccatura che gli conferisce una conservabilità naturale particolarmente gradita ai mercati qualifi cati. La coltivazione e la lavorazione del fico bianco del Cilento è particolarmente diffusa e caratterizzante nell’intera area del Parco Nazionale e recentemente è stata insignita della DOP dalla Comunità Europea. |