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Dalla natura agli ultimi artigiani nei luoghi del nucillo


 
 

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Il rame, comincia ad essere usato per fabbricare pentole a partire dal periodo rinascimentale. Le prime forme erano dettate dalle primordiali tecniche di lavorazione e dai tipi di cottura, infatti prevalevano le pentole bombate a forma di otre proprio perché erano fuse, battute e tornite a mano e usate sui focolari le cui fi amme lambivano ogni lato del recipiente. Con la rivoluzione industriale e la conseguente evoluzione delle tecniche lavorative e delle fonti di calore si arriva alle forme cilindriche a parete dritta. Tutti i professionisti della cucina riconoscono al rame dei pregi inconfutabili. Innanzitutto trasmette il calore meglio di qualsiasi altro materiale, propagandolo in modo uniforme su tutto il recipiente evitando così pericolose bruciature dei cibi. Poi consente di cuocere a fi amma bassa preservando le proprietà nutritive ed il sapore originario dei cibi con un notevole risparmio energetico. Inoltre il
recipiente in rame è praticamente eterno, mantenendo inalterate nel tempo le sue caratteristiche, dovendo solo essere stagnato all’interno ad intervalli di tempo proporzionati all’uso. Ed infi ne la bellezza dei prodotti in rame è imprescindibile per una cucina elegante e raffi nata oltre che professionale. A partire dai primi del ‘900 tutta la storia del rame e della sua lavorazione attecchisce alle falde del Vesuvio ed elegge S. Anastasia sua capitale soprattutto per le tecniche di lavorazione artigianali al punto che le migliori produzioni di pentole nel sud Italia vengono qualifi cate col termine Anastasiane. Verso la metà del secolo altri poli in Italia si consolidano, in primis il Trentino ma ad oggi non riescono ad arrivare alla battitura delle pentole poiché la migliore è rigorosamente manuale e gli artigiani preposti, formatisi di padre in fi glio, sopravvivono solo a S. Anastasia.